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mercoledì 10 dicembre 2014

Lettera aperta ai miei concittadini

Cari concittadini,
fino all'anno scorso il mega albero di Piazza del Popolo, offerto da un imprenditore alla città di Latina, vi suscitava un populismo vomitevole. Andavate chiedendo chi pagava la corrente, indagavate sospettosi dell'amicizia del sindaco Di Giorgi con questo benefattore, vi indignavate persino della "grandezza" dell'albero. Che a me piaceva. Era bello, grande, si vedeva per tutto il corso e anche per Corso Matteotti, c'era la musica natalizia e ti ci potevi dare appuntamento davanti con gli amici e ti pareva una città normale. Di quelle che festegiano il Natale senza stare a sentire benpensanti, malpensanti e malpancisti. Mi ricordo che quando avevano, due Natali fa, cominciato a installare la struttura tutti ci chiedevamo cosa potesse essere mai quella roba lì.
Comunque, voi che prima lo schifavate tanto, poi vi ci facevate le foto sotto, sorridenti, obbligando il pupo a mettersi in posa mostrando i dentini, ci andavate di proposito la sera quando era tutto illuminato e faceva tanta scena, in quello scatto da inviare a qualche parente lontano. Poi la mattina ricominciavata la nenia della sua bruttezza, del costo, del chissà che voleva in cambio colui che se ne era accollate le spese.
Ora che non lo hanno messo, perchè pure Di Giorgi si sarà rotto le palle di stare a sentire populismo da quattro soldi, vi manca. Quasi quasi ci fareste una veglia per ricordarlo. Questa è Latina e per questo mi piace sempre meno. C'era una vecchia battuta di Paolantoni che da partenopeo diceva: "Non sono io razzista, sono loro che sono napoletani". Ecco, siete voi che vi ostinare a fare i latinensi.

mercoledì 20 agosto 2014

Le delibere scritte in english

Che poi certi del Pd mi stanno spingendo ad apprezzare la gente del centrodestra. E chi mi conosce sa che questo equivale a una bestemmia, perché in termini di preconcetti, pregiudizi e rigidità come donna di sinistra sono sempre stata poco progressista. Ma insomma, la vecchiaia mi fa diventare consapevole. Prendete per esempio la questione delle bollette dell’elettricità che il Comune di Latina per sessanta anni ha pagato alle chiese e agli oratori della città, e che adesso ha finalmente deciso che non pagherà più. Ma quando quei certi del Pd si erano messi a fare le pulci agli sprechi del Comune, perché queste cose non le avevano dette? Io credo che sia per cattiva fede, per non inimicarsi quel pezzetto di elettorato cattolico che si crede vicino. Oppure, e non saprei dire quale delle due cose sia la peggiore, non si sanno leggere le carte. Che per uno che fa il consigliere comunale è una cosa gravissima. Perché diciamo che pure se adesso stai all’opposizione, mi aspetterei che candidandoti tu abbia l’ambizione di governare (anche se con la sinistra latinense non si sa mai, questi si candidano a sconfitta certa un’altra volta visto l’andazzo) e se non sai leggere nemmeno un bilancio, chessò una delibera, una determina et similia la cosa si fa spaventosa. Ora, le carte che girano per il Comune di Latina sono scritte in italiano, e le dovrebbero capire tutti. Oppure sarebbe stato meglio fossero scritte in English?

venerdì 11 luglio 2014

La biblioteca di Latina rifiuta il "nostro" libro


Un Comune disumano e senza cultura rifiuta, in ragione di una fredda e drammatica rigidità burocratica, un libro sulle morti perinatali.
Per rompere il silenzio su questo difficile tema, mio marito Marco Gravina e io volevamo donare alla biblioteca di Latina “La tua culla è il mio cuore”, un libro dedicato a ognuno di quei 2,6 milioni di bambini nati morti ogni anno nel mondo tra cui nostro figlio Diego Gravina.
Il libro è a cura della dottoressa Claudia Ravaldi, presidente dell’associazione CiaoLapo onlus (che si occupa di tutela della gravidanza e della salute perinatale, con una particolare attenzione nei confronti del sostegno alle famiglie colpite da lutto in gravidanza o dopo il parto), che ha scritto anche la postfazione del volume. L’introduzione è stata curata da Carla Maria Xella.
Il direttore della biblioteca, dottor Paniccia, che già aveva avanzato problemi per ricevere il volume via posta costringendoci a riceverlo a casa per poi portarlo personalmente in Corso della Repubblica, con inspiegabile sufficienza non solo non ci ha assicurato “che fine facesse il libro” (cito testualmente dalla telefonata intercorsa questa mattina [venerdì 11 luglio 2014]), ha citato un avvocato che si occupa di censurare o meno le donazioni, ma alle rimostranze sull’importanza dell’argomento, ci ha scoraggiato dicendo che “non mettiamo a catalogo tutto quello che ci portano”.
Conosco bene il Regolamento del sistema bibliotecario che all’articolo 19 recita: “L’accettazione di eventuali fondi librari organici o di particolare pregio a favore del Servizio Attività Culturali – Direzione Biblioteca è subordinata all’accettazione” (sic!). E poi continua, e qui è la parte che ci interessa, “Per la donazione di opere singole o comunque costituenti fondo non omogeneo, provvede direttamente il Bibliotecario che, al fine dell’inserimento nel Patrimonio delle Biblioteche, ne vaglia lo stato e la conformità alle caratteristiche delle raccolte già esistenti, anche in relazione agli indirizzi di incremento e sviluppo del patrimonio collettivo”. È quindi evidente che il libro che vorremmo donare ha tutta la dignità di entrare nel catalogo della Biblioteca di Latina.
Non crediamo che la cultura sia una cosa che si imponga. Ma siamo fermamente convinti che in una città che non ha un assessore alla cultura (e a quanto pare non ne sente la mancanza) i cittadini abbiano la responsabilità di fare la loro parte.
Sappiamo che la strada per rompere il silenzio sulle morti perinatali è tortuosa e con tanti ostacoli da superare. Non ci fermiamo davanti al primo burocrate che incontriamo (è l’ennesimo in realtà).
Vorremmo che il libro fosse a disposizione di tutti coloro che vogliano leggerlo nella nostra città, quella nella quale siamo cresciuti e per la quale ancora oggi crediamo ci sia speranza di cambiamento e crescita. Nonostante tutto. Altrimenti saremo costretti a chiedere altrove, a cercare una biblioteca più accogliente e una città più umana.



lunedì 12 maggio 2014

Quelli del Pd che non sopportano le domande

Quelli del Pd hanno una certa idiosincrasia per le domande. Semplici domande che potrebbero pure aiutarli nella tanto sbandierata operazione trasparenza che piace al premier. Eppure sono proprio i renziani doc, quelli della prima ora, quelli che sui social network si riempiono la bocca di belle parole, e poi nei fatti si comportano come i vecchi democristiani (con tutto il deteriore che il temine evoca) a sfuggire alle domande. Per esempio io ho chiesto al sindaco di Sezze Andrea Campoli perché la stazione di Sezze Scalo è in quelle condizioni di degrado e abbandono, con scempio del vivere civile e del codice della strada. Non mi ha risposto. Tempo fa alla vicepresidente del consiglio comunale di Latina Nicoletta Zuliani avevo chiesto a chi fosse andata la sua preferenza quando al chiuso delle riunioni in Via Farini si era votato per il capogruppo. Non mi ha risposto. Ieri ho chiesto al capogruppo Alessandro Cozzolino (quello votato anche dalla Zuliani benché la stessa voglia confondere le acque) di dire pubblicamente chi sono i consiglieri che hanno nominato propri amici e parenti per la lista degli scrutatori supplenti il giorno prima di firmare un’ipocrita mozione nella quale si chiede il sorteggio. Non mi ha risposto nemmeno lui. Ora: cari esponenti del Pd, a voi le domande fanno paura, ma gli elettori aspettano risposte, chiare e senza ambiguità. Sennò non vi votano. Come  dimostrano da anni con convinzione crescente.

lunedì 5 maggio 2014

LIEVITO, CHE BELLO

È finita la terza edizione di Lievito, la seconda cui ho partecipato attivamente, la prima in cui sono stata coordinatrice dell’ufficio stampa. È stata un’edizione magica, il cui acmè è stato il bellissimo spettacolo di Nicola Piovani che con una lezione concerto ha acceso la luce su quanto sia possibile fare e invece non si fa. Per pigrizia, per inedia, per ignoranza o lassismo. Ma non si fa. Di politici se ne sono visti pochi dalle parti di Lievito, il professionista del presenzialismo falsoccio e leccaculo non manca mai, certo, ma di chi ha la responsabilità di decidere davvero si è tenuto alla larga da Palazzo Mad, dal D’Annunzio e da tutti i contenitori vuoti che Damiano Coletta e gli altri hanno riempito in questi frenetici e bellissimi dieci giorni. Il sindaco di Latina domenica pomeriggio piuttosto che lo splendido concerto di Marco Russo (musiche originali, una vera chicca) ha preferito la sfilata di moda per bambini e per adulti in un centro giochi privato. Io lascio questa edizione di Lievito con una speranza. Che non sia più solo l’unica rassegna di eventi culturali a Latina, l’importante appuntamento di Rinascita civile con la primavera, ma diventi un punto di partenza politico sul quale costruire tutto l’anno. E che la politica cominci a sporcarsi le mani con il Lievito. Che poi cresce. 
Ps. Approfitto di questo spazio per ringraziare Stefania Belmonte, Francesca Di Folco, e Federica Reggiani