
Un Comune disumano e senza cultura rifiuta, in ragione di una fredda e drammatica rigidità burocratica, un libro sulle morti perinatali.

Sulla Bacheca Lavoro della Provincia di Latina (http://co.provincia.latina.it/bachecalavoro/) da giorni c’è un annuncio per la ricerca di 20 operai (dalle liste di mobilità) per un’azienda di Anzio. Offrono un contratto di lavoro settimanale. A parte il fatto che se uno sta in mobilità, percependo le pur misere retribuzioni derivanti da ammortizzatori sociali, difficilmente vi rinuncia per una settimana di lavoro in una fabbrica. Ma trovo immorale che un ente pubblico, seppure in via di dismissione, pubblicizzi una ricerca effettuata da un’agenzia interinale, la Adecco, per un lavoro di una settimana. E come si campa con una settimana di lavoro che manco gli 80 euro di Renzi ti danno? Ma quello che mi stupisce più di tutto è che un’azienda abbia un manager tanto incapace da non saper gestire una commessa, seppure importante, con la forza lavoro esistente senza ricorrere alla presa in giro di una settimana di lavoro per venti persone. Alimentando speranze di successive assunzioni. Una volta ho sentito che alla Findus di Cisterna fanno anche contratti di un giorno. Abbiamo a che fare con i soliti manager incapaci che girano stipendiatissimi le aziende, per farle chiudere. La Provincia, che sta per chiudere (non per manifesta incapacità, come sarebbe giusto), dovrebbe evitare di rendersi complice di questo delinquenziale modo di intendere il lavoro e le persone come merce. Cancellate quell’annuncio, subito! E poi andate a casa.
Quelli del Pd hanno una certa idiosincrasia per le domande. Semplici domande che potrebbero pure aiutarli nella tanto sbandierata operazione trasparenza che piace al premier. Eppure sono proprio i renziani doc, quelli della prima ora, quelli che sui social network si riempiono la bocca di belle parole, e poi nei fatti si comportano come i vecchi democristiani (con tutto il deteriore che il temine evoca) a sfuggire alle domande. Per esempio io ho chiesto al sindaco di Sezze Andrea Campoli perché la stazione di Sezze Scalo è in quelle condizioni di degrado e abbandono, con scempio del vivere civile e del codice della strada. Non mi ha risposto. Tempo fa alla vicepresidente del consiglio comunale di Latina Nicoletta Zuliani avevo chiesto a chi fosse andata la sua preferenza quando al chiuso delle riunioni in Via Farini si era votato per il capogruppo. Non mi ha risposto. Ieri ho chiesto al capogruppo Alessandro Cozzolino (quello votato anche dalla Zuliani benché la stessa voglia confondere le acque) di dire pubblicamente chi sono i consiglieri che hanno nominato propri amici e parenti per la lista degli scrutatori supplenti il giorno prima di firmare un’ipocrita mozione nella quale si chiede il sorteggio. Non mi ha risposto nemmeno lui. Ora: cari esponenti del Pd, a voi le domande fanno paura, ma gli elettori aspettano risposte, chiare e senza ambiguità. Sennò non vi votano. Come dimostrano da anni con convinzione crescente.
Una settimana fa ho scritto questa lettera aperta al sindaco di Sezze Andrea Campoli. Che non mi ha risposto. Peccato, un'occasione persa. La lettera è stata pubblicata anche sul sito www.mondoreale.it.
È finita la terza edizione di Lievito, la seconda cui ho partecipato attivamente, la prima in cui sono stata coordinatrice dell’ufficio stampa. È stata un’edizione magica, il cui acmè è stato il bellissimo spettacolo di Nicola Piovani che con una lezione concerto ha acceso la luce su quanto sia possibile fare e invece non si fa. Per pigrizia, per inedia, per ignoranza o lassismo. Ma non si fa. Di politici se ne sono visti pochi dalle parti di Lievito, il professionista del presenzialismo falsoccio e leccaculo non manca mai, certo, ma di chi ha la responsabilità di decidere davvero si è tenuto alla larga da Palazzo Mad, dal D’Annunzio e da tutti i contenitori vuoti che Damiano Coletta e gli altri hanno riempito in questi frenetici e bellissimi dieci giorni. Il sindaco di Latina domenica pomeriggio piuttosto che lo splendido concerto di Marco Russo (musiche originali, una vera chicca) ha preferito la sfilata di moda per bambini e per adulti in un centro giochi privato. Io lascio questa edizione di Lievito con una speranza. Che non sia più solo l’unica rassegna di eventi culturali a Latina, l’importante appuntamento di Rinascita civile con la primavera, ma diventi un punto di partenza politico sul quale costruire tutto l’anno. E che la politica cominci a sporcarsi le mani con il Lievito. Che poi cresce. ![]() |
| Rita Calicchia con l'assessore Sovrani e la presidente Chiara de Nardis |
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| a noi ce piace de magna e beve |
Parliamo di conflitto di interessi. Una cosa che né destra né sinistra hanno mai voluto risolvere. E tutte e due sono in malafede. Ora, è una cosa odiosa perché sfacciatamente ci si approfitta di una posizione di potere per gestirsi gli affari privati. Il che toglie proprio le fondamenta dell’impegno politico, associativo et similia: l’occuparsi del bene comune. Eppure a tutti i livelli bisogna assistere a questo scempio di democrazia e tacere. Perché con il circo ci mettono a tacere. Cioè con un po’ di pane raffermo e due buffoni di corte hanno placato le nostre indignazioni. Qualcuno con il Bagaglino e Martufello, qualcuno con la carnevalata estiva sul lungomare. Un fil rouge di sciocchezza che lega le situazioni che porta il marchio pontino. Finalmente trovata la vera vocazione di questo territorio: la ruffianeria. Ma basta una ballo di gruppo per dire che tutto va bene dalle parti della Marina? E se il mare è sporco e puzza, ma qualcuno ti dice che non è inquinato, bisogna accontentarsi di questo e fare il bagno nella fogna lo stesso? E poi tutti a cena a mangiare il piatto tipico pontino al sapore di kiwi (guarda un po’). Insomma, sa tutto di finto e artefatto, creato ad hoc per distogliere lo sguardo di chi potrebbe accorgersi che qualcosa non va, che ci stanno fregando sotto il naso mentre muoviamo il culo con la macarena.
Ho ascoltato un omaggio ai bambini di strada di Jorge Amado. Un omaggio alla vita. Mi sono resa conto di quello che questo territorio così pieno di commistioni può dare. Luigia, una grande artista che insegna ai bambini la musica e la vita, meriterebbe di più da Latina che invece esalta i finti talenti in nome di appartenenze o ruffianerie. E Latina dovrebbe esigere di più da se stessa. Non lasciare che i bimbi della Pomm si esibiscano in un teatro che cade a pezzi. Welcome to latina, benvenuti al sud
La premessa di questa quindici righe è che io alla festa dei bersaglieri non ho partecipato. Non mi andava. Però leggo – e ho cominciato a leggerne a poche ore dalla sfilata conclusiva quando ancora qualche cappello piumato si aggirava per le strade della città chiuse (male) al traffico – che i commercianti sono rimasti delusi, gli alberghi con un palmo di naso, i cittadini annoiati e i bersaglieri annoiati. Non c’era nulla da fare, sembra, per i partecipanti al raduno nazionale. Ora: prendiamo uno che sta in giro per il centro di sabato pomeriggio quando la città dovrebbe essere invasa dai turisti e ha sete e vuol comprarsi un calippo. Quel megaghiacciolone dell’Algida che refrigera anche i pomeriggi più afosi. Ecco, quel tapino assetato può solo sognare il ghiacciolo. In giro per Latina, nei bar fighetti in cui se ci si vuole andare per regola si deve parcheggiare in doppia fila, i gelati non li vende più nessuno. Al massimo un sorbetto, che fa più cool. Ora: il link tra il bersagliere e il calippo sta nella pessima offerta che la città di Latina propone a turisti e cittadini. Non c’è offerta, c’è una sola offerta. Il monopolio del fighetto, dell’aperitivo che scimmiotta la Milano da bere, del bar che non si chiama più bar ma locale: tutto ciò sta sta uccidendo questa città. E vedere i bersaglieri spersi e annoiati nelle strade del centro faceva pensare a come potremmo essere, e non siamo. E non saremmo mai se non riportiamo nei bar del centro i gelati algida con il calippo per chi ha tanta sete.
Che palle Roberto Saviano: ha un’opinione (di solito non richiesta e quasi sempre scontata) su tutto. Sulla nomina della signora Augusta Iannini, coniugata Vespa, all’autorità garante per la privacy lui affida a twitter un amaro commento: “nomine senza trasparenza ora che la priorità sarebbe la fiducia degli elettori...”. Sugli arresti domiciliari bocciati al Senato per Mariano De Gregorio, lui cinguetta: “è scambio politico”. Qualche mese fa ci fu uno dei troppi omicidi di donne per mano di un “amore” (virgolette, ovvio) lui commentò, sempre su twitter: “È ora di chiamare questa barbarie femminicidio". Ci volevi tu, caro Saviano, a suggerire le parole (con un certo gusto particolare per il banale): trasparenza, scambio, femminicidio… Ora: se uno vuol sapere cosa pensa Saviano (un paio di libri all’attivo dopo Gomorra) su tutto lo scibile umano, si iscrive a twitter e diventa un suo follower. Ma non sia mai che sfugga il profondo pensiero dello scrittore-giornalista mafiologo: ci pensa Repubblica a rimbalzare sul web e sulla carta stampata ogni minimo peto intellettuale del nostro. Un quotidiano con una storia importante, una tradizione prestigiosa e penne di prestigio appresso ai cinguettii di Saviano. Abbiamo sfiorato e penetrato il ridicolo. Ora: sarà anche un bravo scrittore (al libro Gomorra io ho preferito il film di Matteo Garrone); gli danno del bravo giornalista perché dice le cose come stanno (ma non dovrebbe essere normale, nel mestiere?); ma un’opinione non richiesta e per giunta scontata su tutto e su tutti è davvero troppo. Anche per il mafiologo con la patente. Quella di Pirandello, per intenderci. e siccome non è vero ma ci credo, meglio esorcizzare con un gesto apotropaico.
“Addavenì buffone”: è il titolo più divertente che ho letto sui giornali sulla vicenda Grillo &co. Ma la realtà – assioma sperimentatissimo dal mio amico Luigi e da me – supera sempre la fantasia. Adesso addavenì pure Gerry Scotti leader del centrodestra versione de noantri con un partito al quale vogliono dare un nome per amanti dell’igiene: si chiamerà Italia pulita. Ma è una presa in giro? Dai, siamo al Drive in e adesso esce Tinì Cansino che dice con le tette sul biliardo e la voce finta roca dice pu-pu-pu-pubblicitàààààààà. Aspirando la “à”. Gerry Scotti, con questo nome d’arte da figlio di emigranti del sud che spinge su un accento del profondo nord e ci tiene a sottolinearlo in ogni sillaba che pronuncia, ex parlamentare del Partito socialista italiano che nessuno nel transatlantico e fuori ricorda per quella esperienza, ma che tutti conoscono per quell’intercalare “l’accendiamo?” scandito mentre regala soldi facili agli italiani nei quiz a premi che hanno dato l’illusione agli albanesi prima e ai romeni poi che questo fosse un paese bello dove poter vivere. Proprio quel Gerry Scotti lì Berlusconi vuole a guidare quello che dovrebbe essere uno dei due partiti più importanti in Italia. Un’altra pazza idea come le chiama lui (l’altra era il suggerimento di stampare in proprio il denaro, come nel Miracolo di San Gennaro). Non ci bastavano i comici, adesso anche gli ex dj conduttori di giochi a premi. Addavenì sbruffone.

Una parata militare e una cena di gala non si annullano due giorni prima senza pagare penali da capogiro, dietro ci sono contratti firmati e lavoratori e imprese. Questi sono fatti. Poi se vogliamo affermare che forse in tempo di austerity la parata militare del 2 Giugno, festa della Repubblica, la si poteva pensare in forma ridotta ab origine anche senza il terremoto dell'Emilia, possiamo dirlo senza timore di essere additati con l'occhio del populismo. Ma che a 48 ore la macchina veloce del web si metta a fare la sponda a Grillo chiedendo a gran voce l'annullamento di contratti presi da chissà quanto tempo lo trovo ridicolo. Pagare penali non sarebbe stato tanto sciocco quanto può esserlo la sfilata in cui si passano in rassegna le forze armate solo per simbolo? Sì, meglio tagliare laddove in due giorni si può fare senza ulteriori aggravi di spesa, perché di gesti simbolici non ne hanno bisogno gli emiliani così come non ne ha bisogno l’Italia. È l’ora dei fatti, e i demagoghi del web - che rende tutti opinionisti, è molto democratico: una tastiera un’opinione - lo tirassero fuori al momento di andare alle urne questo senso di indignazione al momento solo virtuale. E poi le rivoluzioni nate sui social network sono finite in mano ai fondamentalisti. Chiedetelo alle donne di Piazza Tharir.

Sono stata a Medolla tre anni fa a settembre, durante il festival della letteratura di Mantova. Volevo vedere la fabbrica della Tetra Pak che aveva portato via il lavoro a Latina. Ero anche un po’ invidiosa di quella fabbrica bella, grande, banca, moderna e senza fumo che usciva dai camini. E mi dicevo: vabbè, in fin dei conti è giusto che il lavoro stia qui. A Latina non gli abbiamo offerto nulla. Intorno alla fabbrica bianca con le scritte blu la campagna, e poi ancora fabbriche e campagne. A me è sembrato un paradiso: nuovo e antico, moderno e tradizionale, fabbriche e campagne. Ma al centro il lavoro dell’uomo in ogni sua declinazione. Ora gli uomini in quei capannoni ci sono rimasti sotto, per via di una natura “snaturata”. Anche se vere, io non amo sentire in questi casi quelle dichiarazioni di gente saputa che comincia a sparare cazzate sulle costruzioni sbagliate nei posti sbagliati eccetera eccetera (come la ministra Fornero che non perde occasione di tacere). Nei momenti di calma si dovrebbe censire il territorio, non a due secondi da un terremoto così devastante e mortale. Per questo mando un mio pensiero di vicinanza, per quello che serve, a tutte le popolazioni colpite da questo terremoto, alla gente di Modena che è una città che amo moltissimo. È gente buona e operosa che si riprenderà subito con spirito e forza.
Cominciamo a imparare dal passato, dalle esperienze anche dolorose che hanno caratterizzato la storia sindacale di questo territorio. Alla Bsp in questo momento serve una forte azione di solidarietà. Che non succeda quello che è successo nel momento della mobilità alla Janssen, quando intorno ai lavoratori del reparto Cordis si registrò un gelo che oggi è diventata rabbia. Il bacino ex Tetra pak deve essere considerato un unicum. Chi è dentro deve sostenere chi è rimasto ancora fuori, con in tasca la promessa dell’assunzione che tarda a essere mantenuta e pochi soldi nel portafoglio. Un patto sociale ci vorrebbe, di quelli che adesso sono tornati in voga, anche se Marchionne lo sollecita solo per venire incontro alle esigenze della Fiat. Un’intesa tra sindacati, lavoratori e un imprenditore che nel momento in cui rilevò la Tetra pak che lasciava il sito piacque tanto alle parti sociali. Per non rompere forse l’unico vero filo di armonia che abbiamo registrato tra interlocutori diversi negli ultimi anni. tieffe
«L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro, non sugli ammortizzatori sociali, sulla disoccupazione, il precariato, lo sfruttamento». Ho copincollato una frase scritta su facebook da Ivan Dal Col, un giovane sindacalista della Cgil. Dà l’idea di che mondo viviamo, di quanto - checchè ne dica chi si diverte a chiamarli “bamboccioni” - i ragazzi aspirino al lavoro, quello in cui ci si mette la faccia e ci si sporca le mani e non solo un reddito garantito pagato dall’Inps. Era il 17 maggio 2010, la prima grande manifestazione Nexans, e Alessandra Crociara, rsu di quella fabbrica, gridava al microfono con voce rotta: «Vogliamo lavorare, non ci accontenteremo degli ammortizzatori sociali». Niente di meno che il lavoro. Non sembra chiedere troppo.